Di seguito alcune nozioni storiche e curiosità sui paesi e i paesaggi vicino Frassineti ed i suoi abitanti:
- Ponte del Diavolo: Nel luogo ove si incontrano i confini di tre comuni
(Pavullo, Lama Mocogno e Polinago),
immerso in un bosco rigoglioso, crocevia di comodi sentieri che lo collegano ai
centri abitati più vicini, si erge uno dei fenomeni geologici più rilevanti
dell'intero Appennino. Il Ponte del Diavolo è un monolite naturale che unisce i
fianchi di un avvallamento, lungo 33 metri
, largo tre, con una arcata alta tre metri. Questa è la descrizione scientifica di un monumento naturale che però può anche essere raccontato in modo meno razionale,
ma più suggestivo: il nome, per esempio, da che cosa deriva? La magia dei tanti
"tre" che ricorrono nelle sue misurazioni; il luogo, posto vicino ad
una zona in cui nell'antichità si svolgevano riti pagani. Molte sono le
leggende nate intorno al Ponte. Guai a infilare la testa nel foro che si trova
in una delle protuberanze che si innalzano come ali sul fianco del ponte!
Improvvisamente si vede il diavolo o addirittura può essere tagliata la testa. Secondo
un’altra di queste leggende, un tempo viveva da queste parti un
agricoltore dal gergo piuttosto colorito. Per raggiungere i propri terreni
doveva attraversare un avvallamento che spesso le piogge facevano diventare un
torrente, e ciò lo costringeva a fare un lungo giro o rischiare il guado nella
corrente impetuosa; un giorno, stanco di ciò, chiese al Diavolo di aiutarlo dicendosi
disposto, in cambio, a donargli la sua anima. Naturalmente il Diavolo accettò e
di buon grado andò a prendere un bel ponte; mentre lo portava a destinazione,
una notte, passando nel bosco, fu attratto da un sabba di streghe che ballavano
discinte e con canti melodiosi (vicino al ponte esiste tuttora un borgo di case
chiamato "Villaggio delle Streghe"); tanto era coinvolto dalla
leggiadria delle malefiche fanciulle, che non si
accorse del sopraggiungere dell'alba: la luce era per lui mortale, quindi dovette
fuggire lasciando il ponte proprio ove oggi tutti lo possiamo ammirare.
Leggenda popolare naturalmente: ma non è leggenda che il ponte non sia nato qui
ma, come attestano i geologi, il ponte è stato qui trasportato da qualche
cataclisma naturale o soprannaturale, o da un movimento tellurico, ma perché
dobbiamo per forza dare una risposta scientifica ad un fatto che è molto più
suggestivo se ripescato da qualche poetica leggenda? In passato queste leggende
tenevano lontani i curiosi: solo gente del luogo,
geologi, studiosi di storia frignanese passavano di qui. Oggi, che siamo tutti più razionali e
distaccati, il ponte è diventato meta di piacevoli escursioni, alla scoperta di
uno dei più suggestivi aspetti della nostra montagna.
- Frassineti: La comunità di Frassineti ha un’origine storica relativamente recente caratterizzata da alterne vicende: infatti, trovandosi in una zona di confine fra diverse e potenti influenze politiche, finì per gravitare verso l’una o l’altra a seconda degli eventi e delle fortune. La comunità fu quindi costretta dal tempo e dalle circostanze a rifugiarsi nei luoghi più elevati e sicuri per ritornare poi a valle dove oggi si trova la piccola frazione. Il borgo è dominato dall’imponente mole del campanile e della chiesa di S.Giorgio che risale al secolo XVI e rappresenta oggi la chiesa parrocchiale. Di notevole interesse artistico i borghi rurali di Serre, il Sorbo e le Coste.
- Brandola: Si trova nel comune di Polinago, ad un’altezza di 672 metri. Secondo il Tiraboschi nella zona di "Il Bagno", ricca di sorgenti sulfuree e frequentata dai Romani, sarebbero state ritrovate monete e tombe romane. La scoperta della salubrità dell’acqua nel 1448 avvenne in occasione di un’epidemia bovina. Il duca Francesco III d’Este dovette intervenire per regolarne la vendita. Brandola ,citata nell’undicesimo secolo, faceva parte del Comitato di Gombola. Fu poi possesso dei Montecuccoli e quindi dei Pio di Carpi che l’eressero a Podesteria. Il borgo, racchiuso nell’antica cerchia difensiva, è raggiungibile tramite un arco e mostra il palazzo del Podestà con finestra datata 1483. Ove era situata l’antica rocca, sorge il campanile del ‘600 della vecchia chiesa a cui ne successe un’altra nel ‘800, ora abbandonata.La Parrocchiale attuale di S. Urbano è posta presso il ponte di Brandola e conserva un dipinto di San Paolo del '600.
- Gombola: Situata nel comune di Polinago, la Podesteria è la parte più importante di quanto è rimasto conservato dell’antico
Castello, edificato su di un cinghio impervio a dominio della valle del
torrente Rossenna, tra boschi e crinali calanchivi, a
450 metri
di altitudine. Oggi,
la Podesteria
di Gombola è un attrezzato ostello, con 54 posti
letto complessivi ricavato nella vecchia casa del Podestà, recentemente
ristrutturata nel rispetto delle forme originarie e dei principi della moderna bioedilizia. I vecchi camini, i pavimenti in pietra e in
legno, le oscure prigioni, le scalette anguste, la veranda panoramica, le
stanze, sia piccole che collettive, ricevono sempre nuovi amici e visitatori.
La vacanza attiva è al centro della proposta turistica della Podesteria; escursioni di ogni
tipo, laboratori artistici, ludici e ambientali, spettacoli ed eventi
ricreativi con il coinvolgimento degli ospiti; ma una speciale attenzione è
dedicata anche ai bambini, per i quali sono stati messi a disposizione
laboratori didattici, angoli giochi e attrezzature per la prima infanzia.
Inoltre, è stata creata l’Asineria di Gombola,
una simpatica concentrazione di asinelle preparate ad accompagnare i giovani
nei momenti di contatto con la natura e la storia e, perché no, in allegre
sgambate sui sentieri del bosco.
La Podesteria di Gombola è un’importante tappa dell’Anello del
Frignano, percorso naturalistico di trekking, mountain bike e ippoturismo: chilometri di sentieri ben segnati che
collegano Gombola con le principali mete
escursionistiche, naturalistiche e storiche dell’Appennino modenese e
reggiano.
- Polinago: La
storia antica di Polinago si accomuna quella di tutto
il territorio del Frignano. I rilievi appenninici sono serviti da rifugio per
le popolazioni liguri dei Friniati ed i popoli Celti, in fuga dall'espansione dell'Impero romano.
Successivamente altri popoli arrivarono spinti dall'avanzare dell invasioni barbariche.
Il nome Polinagus compare per la prima in un
documento del 931 conservato all'archivio capitolare di Modena. Le più antiche
notizie della Pieve di Polinago risalgono invece al
1013, anche se all'epoca il centro era abitato da pochissime famiglie, ben più
piccolo di diverse sue attuali frazioni. Durante
periodo medioevale la zona fu soggetta al dominio di potenti famiglie, dapprima
i conti Da Gomola (di cui rimane il castello nella
frazione di Gombola) e quindi
la famiglia Montecuccoli
di Pavullo. Fino al risorgimento Polinago fece parte
del ducato degli este. Dopo il periodo napoleonico Polinago diventa comune autonomo, tranne che per un breve
periodo nel secolo XIX, durante il quale è annesso al comune di Sassuolo.
Durante la seconda guerra mondiale il territorio comunale fu teatro di violenti
scontri, anche per la vicinanza alla linea gotica, ed il 12 ottobre 1944 subì
una rappresaglia nazista e fu in parte distrutto. Il dopoguerra è stato
caratterizzato da una forte emigrazione verso città del nord Italia, che ha
spopolato il centro abitato e gran parte delle frazioni. Una tendenza di
ripresa demografica si sta avendo in seguito alla progressiva meccanizzazione
dell'agricoltura e allo sviluppo dell'industria ceramica nella vicina Sassuolo,
ove sono impiegati molti pendolari polinaghesi.
- Pavullo: Il nome Pavullo deriva da paule o "palude", la palude nei pressi della quale sorgeva e che rimane in
piccola parte ancora visibile al limitare dell'abitato verso sud. Inizialmente
interessata da insediamenti di Liguri Friniates e Celti, la zona è stata in seguito
conquistata dai Romani che realizzarono in questi luoghi un vero e
proprio accampamento militare, mantenendo l'organizzazione del territorio
preesistente. È quindi plausibile che proprio da tale struttura difensiva romana
derivi la struttura difensiva alto medievale conosciuta con il nome di Castrum Feronianum. Il Castrum Feronianum aveva il suo
fulcro a Poggiocastro, il colle fortificato più alto,
e comprendeva tutto l'attuale Frignano.