la promessa un momento importante per uno scout

Sabato 10 febbraio 2018 la Co.Ca. del gruppo scout Castelnuovo 1 si è ritrovata nella base scout Vancinghiana per un appuntamento molto importante per il sottoscritto, ma che in qualche modo ha scosso gli animi di molti dei presenti: la mia Promessa Scout.

Come sia arrivato a 48 anni suonati a “prendere” la Promessa è storia lunga, iniziata quantomeno 14 anni fa quando la mia prima figlia ha iniziato il percorso L/C, ma probabilmente molto tempo prima, diciamo 40 anni fa, quando incontrai per la prima volta un reparto scout dalle parti di Ospitale di Fanano.

Penso che non ci potesse essere posto migliore per l’occasione, la neve poi rendeva il tutto ancora più bello e mi è venuto da pensare che tanta meraviglia fosse sprecata per la mia Promessa. In verità quando davanti a quel fuoco tranquillo ho recitato titubante come un ragazzino la mia Promessa, ho visto in ognuno dei presenti risplendere la scintilla del ricordo della loro Promessa, e davanti a quegli occhi lucidi ho pensato che sì, era veramente il posto giusto e meritato per una Promessa che era anche un po’ la Promessa di tutti quelli che l’avevano vissuta in questi anni e che riaffiorava prepotentemente in mille ricordi più o meno lieti.

E a tutti quelli che leggeranno queste poche righe e ripenseranno alla loro Promessa, auguro che il naufragar sia dolce in questo mare e Buona Strada a tutti.

Roberto

 

Polinago e dintorni

Andiamo ad esplorare le colline nei dintorni di Polinago. Trattasi di un territorio decisamente meno frequentato ma di grande interesse storico, naturalistico e culturale. Siamo nella vallata del torrente Rossenna, qui sorsero i primi insediamenti etruschi provenienti dalla Toscana; ma fu nel medioevo che il territorio assunse una notevole importanza grazie alle casate dei Da Gomola e dei Montecuccoli.

Il nostro itinerario parte da Brandola, piccolo borgo medievale, adagiato nel cuore di un bosco di castagni centenari. Il primo riferimento scritto dell’antico castello risale al 1001 d.C. quando fungeva da caposaldo nelle fortificazioni dei conti di Gombola. Seguendo dapprima una stradina in salita e poi un bel sentiero in mezzo al bosco, si raggiunge quindi la dorsale che si affaccia sulla vallata dello Scoltenna, da cui si gode una bella visuale del Monte Cimone. Man mano che ci avviciniamo al Ponte del Diavolo (conosciuto anche come Ponte Ercole), possiamo notare il progressivo cambiamento del fondo del sentiero che diventa sempre più roccioso, con una forte presenza di sabbia. Si tratta di arenaria, una roccia sedimentaria molto friabile, frequente nel nostro Appennino.

Giungiamo così al Ponte del Diavolo: trattasi di un monolite lungo 33 metri che collega i due lati di un avvallamento. È un unico blocco di arenaria immerso nel fitto della boscaglia e modellato a forma di arco dall’erosione degli agenti atmosferici e dallo scorrere delle acque superficiali. Il sito ha da sempre affascinato e stupito l’uomo tanto da diventare, già in epoca remota, un luogo di pratiche rituali; in età preromana e romana, rivestì una particolare importanza cultuale, come dimostra il ritrovamento di numerose monete e altri oggetti, che i pellegrini donavano alle divinità o ai sacerdoti che officiavano in questo antico luogo di culto e sulla vetta del vicino Monte Apollo.
Proseguiamo lungo un bel tratto pianeggiante e poi in discesa su un sentiero che sembra scavato nella roccia, dal tempo e dall’acqua, fino a raggiungere il borgo fortificato di Monzone che godette nel Medioevo di una grande importanza dal punto di vista militare. Sì trovò, infatti, spesso al centro delle lotte tra le parti che si contendevano il dominio sulle terre del Frignano. Superato il borgo, fino alla sommità del monte Il Pennone; qui si riprende un sentiero che ci riporta in breve in prossimità del Ponte Ercole. Ora imbocchiamo in discesa il sentiero che scende nuovamente verso la vallata del Rossenna per poi giungere all’antica fonte di acqua sulfurea, già conosciuta in epoca etrusca e romana, denominata “i bagni di Brandola”. La notorietà dell’acqua di Brandola è legata agli eventi del 1448 quando la zona fu colpita da una pesante epidemia che colpì i bovini. Qualcuno notò che gli animali che si abbeveravano con l’acqua della sorgente guarivano. Furono subito attribuite virtù curative e miracolose a queste acque. Si continua in discesa per poi raggiungere e visitare il caratteristico borgo di Brandola e, nei pressi delle auto, il suo vecchio ponte romanico.

Frassineti e la sua storia

Il territorio di Frassineti nel Medioevo era formato da diversi nuclei abitativi antichi gravanti nell’orbita della contea
di Gombola e della pieve di Polinago.
Alcuni di essi, come le Serre e il Sorbo, costituivano vere e proprie fortificazioni , al centro delle lotte faziose tra
le famiglie nobili frignanesi.
Alle Serre i muri delle case prospicienti la strada hanno gli spigoli smussati e arrotondati per permettere un più
agevole passaggio dei carri agricoli.
Sono interessanti inoltre un architrave con
gli stemmi dei Montecuccoli e dei Cesi,
conti di Gombola, e un’antica marcolfa sopra
la porta del metato.
In epoca moderna Frassineti fece parte della
Podesteria di Brandola e solo dopo il periodo
napoleonico, con la Restaurazione,
divenne frazione del comune di Pavullo. Il
paese si è formato in epoca relativamente
recente attorno alla chiesa intitolata a San
Giorgio, che risale al secolo XVI.
Il campanile, iniziato nel 1881, fu inaugurato
nel 1902. In tutto il territorio si incontrano
maestà ben conservate e dall’originale
tipologia, particolarmente lungo la
vecchia strada che portava a Pavullo.